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Daniele Falleri, Premio Santa Croce 2026, racconta la sua avventura professionale umana e intellettuale nel mondo del cinema, del teatro e della televisione

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La cerimonia di assegnazione del premio sabato 12 settembre alle 11 nella sala consiliare del municipio

Data:

10 Settembre 2026

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Descrizione

La storia umana e professionale di Falleri รจ un concatenarsi di eventi, di sfide vinte, ma senza l'ansia del podio, aspettando l'occasione, ma con il coraggio di provarci, di mettersi alla prova e con la chiara consapevolezza che ogni esperienza per quanto apparentemente faticosa รจ un arricchimento. Lo sarร  la partenza da Santa Croce per il servizio militare all'inizio degli anni '80, che proietterร  lo scrittore nel futuro di sceneggiatore e regista, al punto di non fare piรน ritorno a Santa Croce. Lo sarร  l'incontro con Paolo Villaggio a Cittร  della Pieve e avranno questo sapore anche gli incontri con gli altri mostri sacri del cinema e del teatro italiano, da Nino Manfredi a Franca Valeri.
Una storia professionale d'altri tempi, a cominciare dall'iniziale rapporto con la scrittura. A tratti un Martin Eden, che avverte questa necessitร  di esprimersi con la lingua scritta, un intellettuale che non fugge dal mondo, ma che vi sta dentro, senza perรฒ mai perdere la propria identitร  e le sue radici santacrocesi e toscane.

Falleri, oggi qual รจ e quale รจ stato il suo rapporto con Santa Croce sull'Arno?
โ€œE' un legame ancora forte, รจ un legame di identitร  che per certi versi nel corso della mia vita รจ stato rinverdito da eventi alle volte piacevoli, altre meno.
Come tutti i santacrocesi della mia classe, sono nato a Pontedera, perchรฉ l'ospedale era lรฌ. Sono rimasto a Santa Croce per tutta la mia infanzia e adolescenza, abitavo vicino alla chiesa di San Rocco. Poi i miei genitori si sono spostati a Castelfranco di Sotto, a Montefalcone, ma era il periodo in cui io cominciavo a guardare fuori dal paese natale. La mia infanzia e adolescenza รจ legata a Santa Croce. Poi a 18 anni sono partito e ho fatto la richiesta di anticipo del militare e finito l'anno sotto le armi, non sono tornato e sono andato all'estero. Santa Croce รจ le mie radici, sono piรน di trent'anni anni che non abito piรน a Santa Croce, se perรฒ mi chiedono di dove sono, gli dico di Santa Croce sull'Arno e se non sanno dov'รจ mi spingo al massimo a dire vicino a Empoli, in Toscana, in Valdarno.
Perรฒ non ho mai reciso i rapporti con Santa Croce, ho sempre continuato a venire a fare visita a casa: mio padre รจ morto lo scorso anno, abitava vicino al comune, quindi in centro.
Ma la mia identitร  da santacrocese la ritrovo anche nella mia scrittura, soprattutto nei tratti taglienti e sarcastici e so bene che questo modo di scrivere e raccontare, lo ho assorbito a Santa Croce, in Toscana durante la prima fase della mia vitaโ€.
Come nasce in un giovane santacrocese nato negli anni '60 l'idea di diventare uno scrittore?
โ€œTutta la mia storia รจ partita con la scrittura che รจ la mia piattaforma culturale. La scrittura รจ sempre stata la mia passione. Solo con il senno del poi perรฒ, mi rendo conto di certe cose che giร  da bambino si erano manifestate. Ricordo chiaramente che a 12 anni chiesi ai miei genitori di regalarmi un diario segreto, con la chiave, da chiudere per scrivere le cose. Questa idea mi era venuta perchรฉ aveva letto il diario di Anna Frank, lo tenevo nel cassetto del comodino, รจ un libro che mi influenzรฒ molto per la forma narrativa oltre che per i concetti e per il 12esimo compleanno chiesi un diario in regalo ai miei genitori.
Da lรฌ ho cominciato a scrivere il mio diario e non mi sono piรน fermato fino a 19 anni: ogni giorno scrivevo quello che avevo fatto, che avevo pensato, alla fine vi scrivevo la mia vita oggettiva e interiore. E ricordo chiaramente il mio legame con questa scrittura: se un giorno, per caso, non scrivevo perchรฉ non potevo, il giorno dopo recuperavo subito, non saltavo un giorno, diari che ho ancora tutti. Poi a 19 anni, finito il militare, ho chiuso con il diario e ho cominciato a scrivere dei brevi racconti. A quei tempi pensavo che la narrativa fosse solo romanzi e il mio sogno era fare un romanzo, pochi anni dopo mi รจ capitato di scrivere una sceneggiatura e mi sono reso conto della potenza di questa scrittura, sia in teatro che in televisione. Mi ha portato a scrivere serie televisive, poi sono passato alla regia da ghostwriter sono diventato sceneggiatore e poi registaโ€.
Dove l'ha portata la sua attivitร  intellettuale, di cui alla fine รจ riuscito a farne una professione?
โ€œHo lavorato sia per la scrittura dei testi, che per la regia, ho diretto gli attori, per molte serie televisive di fiction da prima serata, tutte prodotte da Mediaset o Rai. Ho scelto di essere un freelance, avrei avuto piรน garanzie come dipendente di una delle due realtร , ma cosรฌ ho potuto fare quello che volevo, restando in linea con il mio pensiero.
Professionalmente ho avuto la fortuna di lavorare con tre mostri sacri della storia del teatro e del cinema italiano: Nino Manfredi, Franca Valeri e Paolo Villaggio. Con Franca Valeri ho anche potuto scrivere un copione e la ho diretta in teatro. Con Manfredi ho fatto quattro film e una serie televisiva, con Paolo Villaggio ho fatto la serie di 'Carabinieri' e proprio l'esperienza con Villaggio mi ha fatto fare il salto professionale, in un modo inatteso, un po' sorprendente, ma di grande soddisfazione a rivederlo oggiโ€.
โ€œTutto comincia โ€“ racconta Falleri - quando mi chiamano per 'Carabinieri' e lรฌ accade che Paolo Villaggio, che era uno dei personaggi fissi, fosse impegnato quando partono le riprese con altri lavori. Noi cominciamo le riprese e solo dopo due mesi arriva sul set Villaggio, preceduto da una fama di personaggio burbero e difficile da gestire, perรฒ aveva un peso fondamentale nella serie. Quando arrivรฒ a Cittร  della Pieve, Villaggio lesse le scene che avrebbe dovuto girare il giorno dopo, tenete conto che avevamo giร  girato 5 o 6 puntate, ma mancavano i suoi tasselli. Villaggio legge la sceneggiatura della sue scene proposta dalla produzione e dopo averle lette e le getta in aria e dice 'Io questa roba non la recitรฒ', inoltre voleva tornare subito a Roma. Ovviamente eravamo tutti preoccupati, la produzione cercรฒ di trattenere Villaggio fino al giorno dopo a Cittร  della Pieve, con la scusa che era tardi per mettersi in viaggio e cercare nel frattempo una soluzione. Alla fine la produzione mi chiama e mi dice di andare a parlare con Paolo e cercare di trovare una soluzione per farlo rimanere e recitare. Tenete conto che ero lรฌ come ghostwriter, cioรจ io lavoravo, ma il mio nome non usciva nei titoli di testa, nรฉ di coda come sceneggiatore. Quindi una posizione non di primo piano nella produzione.
Alla fine dovetti andare a parlare io con Villaggio per conto della produzione e lui mi trattรฒ come lo scagnozzo dei produttori. Mentre cenava e io stavo lรฌ seduto a guardarlo mangiare perรฒ, cominciammo a descrivere un attimo il personaggio, a discuterlo, a capire dove potevamo cambiare, dove effettivamente delle cose si potevano cambiare, perchรฉ dovevamo legarle alle scene giร  girate.
Arrivammo alle 2 di notte in questa discussione con Villaggio, che alla fine accettรฒ di girare le sue scene per il giorno dopo con le modifiche che avevamo elaborato. In pratica, riscrissi tutte le scene in quello che rimaneva della notte. Al mattino presto la produzione ristampรฒ tutte le scene e le consegnรฒ agli attori e Villaggio recitรฒ. Arrivati alla fine della giornata perรฒ si riproponeva il problema che le scene cosรฌ come scritte in precedenza a Paolo non andavano bene. Cosรฌ la produzione mi rimandรฒ a parlare con Villaggio, questa volta perรฒ cenammo insieme e non mi trattรฒ come lo scagnozzo della produzione. Dopo la lunga discussione con Villaggio si ripropose la stessa storia: andai a riscrivere le scene e di buon mattino la produzione le ristampรฒ. Al terzo giorno mi chiama la produzione e mi dice : 'Devi fare un salto in ufficio'. Gli risposi :'Guardate sono due notti che non chiudo occhio, ho bisogno di dormire qualche ora' e loro mi dissero: 'No, no tranquillo, ti cambiamo il contratto: Villaggio ha detto che vuole te come sceneggiatore'. E cosรฌ saltai dal ruolo di ghostwriter ai titoli di testa.
Questo per raccontare come alle volte le occasioni si propongono, ma poi bisogna saperle cogliere. Come dico sempre ai miei alunni alla scuola di recitazione. Alla fine il mondo si divide tra chi le occasioni le sapute cogliere e chi le lascia passareโ€.

E di Manfredi e Valeri che ricordo ha?
Due persone che sono stati grandi artisti, da cui ho imparato molto, sia professionalmente, ma anche nel modo di prendere la vita, due persone con cui ho avuto anche un legame di amicizia. Da Franca con cui ho lavorato molto, ho appreso la sintesi, la capacitร  in poche parole di restituire un contesto, quando lei saliva sul palco, ma lo era anche nella vita, con una battuta, con poche parole faceva un ritratto, restituiva un concetto e un contesto, una storia.
Con Manfredi era difficile capire dove finiva il legame professione e dove cominciava l'amicizia. Da lui ho appreso la leggerezza, la capacitร  di essere sempre se stessi. Nino sul palco, sul set era uguale a come era nella vita, non si faceva mai nessuno scrupolo, era sempre se stesso ed era sempre capace di esprimersi nella sua creativitร . Era una persona pronta alla battuta, scherzava sempre, aveva questa ironia che gli permetteva di prendere le cose sempre con la giusta leggerezza. E questa รจ una caratteristica su cui ci siamo riconosciuti subito. Lui romano anche nell'umorismo, io toscano, alla fine non poteva essere altrimenti.
Paolo Villaggio mi ha insegnato quello che puรฒ essere il guardare il mondo sempre senza tradire mai il proprio punto di vista. Paolo era temuto da tanti, gli davano un gran buongiorno e lui neppure gli rispondeva. Ma poi se capiva che valevi qualcosa allora ti permetteva di conoscerlo e ti trasmetteva moltoโ€.

Come ha vissuto la notizia che le hanno assegnato il premio Santa Croce sull'Arno 2026?
โ€œMi ha sorpreso ed era veramente inaspettato, รจ stato qualcosa di inatteso, mi ha fatto piacere, lo vivo come qualcosa che doveva succedere, anche per una storia personale, visto che mio padre รจ venuto a mancare un anno fa, con questo premio mi sembra che le radici vogliano farsi sentire ancora, l'ho sentito come qualcosa che doveva accadere, non per presunzione, ma per identitร  personale. E' un'altra di quelle cose che dovevano succedere. Mi sembra il conseguimento di un percorso, lo vedo come un nuovo trampolino per andare oltre, non lo vivo come un punto di arrivo, ma come un momento di ripartenza e sono molto contento che il 12 settembre sarรฒ a Santa Croce per la consegna del premioโ€.
Adesso a cosa sta lavorando?
โ€œHo in produzione un nuovo libro, molto particolare รจ l'inizio di un progetto editoriale, parto con questo primo libro e nell'arco di 3 anni ne dovrebbero uscire dodici. E'un progetto editoriale che ha a che fare con la recitazione, di piรน preferisco non svelare.
Inoltre sono molto attivo dal punto di vista della docenza, sono insegnante al centro sperimentale di cinematografia e faccio le Masterclass in giro per l'Italia. Questo mi piace molto, perchรฉ sento che posso dare molto ai miei alunni e loro danno molto a me, nel momento in cui si insegna una cosa, inevitabilmente si finisce con il riflettere anche sulla propria professione e da qui nascono molte idee.
Inoltre sto lavorando a un altro film dopo il progetto di 'Dietro la notte', un film che ho diretto come regista e che si trova su Rai playโ€.

Gabriele Mori

 

Ultimo aggiornamento: 10/09/2026, 12:32

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